La relazione con l’adolescente: Identità e competenze di ruolo – intervista ad Aurora Cesarano

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La relazione con l’adolescente: Identità e competenze di ruolo

intervista ad Aurora Cesarano

a cura di Alessandra Perotta 

 

Sono rimasta molto colpita dalla relazione che Aurora Cesarano, councelor a mediazione corporea, pedagogista e coordinatrice di un Centro Diurno per preadolescenti e adolescenti e le loro famiglie nel quartiere Niguarda, ha tenuto in occasione del terzo incontro SI-COnversa.

Mi ha toccata profondamente il modo in cui ha affrontato il tema, portando la sua esperienza diretta con i ragazzi e le loro storie. Proprio dalle storie vorrei partire per questa intervista, perché tanta teoria ha poco senso se non è “incarnata” nella realtà.

 

Vorrei partire dalla storia di Michele: quanto uno stigma può interferire con la crescita di una ragazza?

La reputazione di Michele è arrivata al Centro Diurno prima di lei: ci era stata descritta dal Tribunale dei Minori come una 15enne deviante, con comportamenti ad alto rischio di prostituzione, spaccio e furto. Quando l’ho vista per la prima volta mi sono trovata davanti una ragazza bellissima che lottava con tutte le sue forze contro qualunque tipo di Istituzione. Abbiamo fatto un grande lavoro insieme per togliere strati di pregiudizi accumulati e per farle riconoscere tutte le competenze/abilità che nella quotidianità aveva messo in campo per sopravvivere. Le abbiamo quindi dato la possibilità di scegliere cosa avrebbe voluto fare con quelle competenze nel suo futuro. Il percorso non è stato semplice, spesso costellato di crisi e ritorni ai vecchi schemi, ma ora ha 21 anni, lavora in un negozio di parrucchiera e vive da sola.

Cosa ci insegna la storia di Michele?

Ci insegna che quando etichettiamo qualcuno non lo vediamo per quello che è, ma per i nostri pregiudizi e quei pregiudizi sono in grado di togliere all’adolescente la possibilità di esplorare il proprio potenziale e di costruire la propria identità e la propria biografia.

La relazione con l’adolescente si basa sulla stimolazione dello sviluppo dell’identità che si esprime sia attraverso l’idea di sé cercata, cioè attraverso l’esperienza con cui mettersi alla prova, sia l’idea di sé riflessa, cioè attraverso lo sforzo di riflessione e consapevolezza.

La preadolescenza e l’adolescenza sono momenti molto delicati di un processo di crescita che oscilla tra la figura del bambino e quella dell’adulto. Questa oscillazione li fa passare da un sistema di eteroregolazione, in cui sono gli altri che gli dicono cosa fare, ad un sistema di autoregolazione, in cui iniziano a decidere da soli. È ovvio che nel corso del passaggio ci sia un periodo di grande confusione.

L’adolescenza è un periodo di grande cambiamento sotto diversi punti di vista: corporeo, sessuale/ormonale e neuronale. A questo proposito è esemplare la storia di Alessandro. Ce la vuoi raccontare?

 Alessandro è sempre stato un ragazzino alto, ma in due mesi ha raggiunto i due metri e cinque centimetri. Quando si muoveva prendeva dentro tutto, non riusciva a coordinare bene i movimenti di braccia e gambe, per non parlare della voce che si era diventata stridula. Queste modificazioni corporee fa pensare ai ragazzi che il proprio corpo abbia delle anomalie e possono persino determinare un cattivo rapporto con la propria fisicità, non è un caso che proprio nel corso dell’adolescenza compaiano i primi timori legati all’inadeguatezza corporea amplificata anche dai modelli dei mass media.

Mi ha colpita molto la tua storia. Ce la vuoi raccontare?

 Sono cresciuta con più voci che confermavano la stessa sentenza: “Non hai un futuro, non hai capacità, è meglio che ti rassegni. Potrai fare un lavoro semplice, come la sarta o la cuoca”. Nell’adolescenza mi è emersa una rabbia potente nei confronti dell’autorità che si è manifestata anche in autodistruzione. Sentivo in tutto il mio corpo e sulla mia pelle “il non valore”. Ho incontrato Fiorella che mi ha tolto gli occhiali con cui mi avevano insegnato a leggere il mondo e spronato a sperimentare con i miei occhi la mia realtà. È stato quel percorso che mi ha fatto scegliere di lavorare con gli adolescenti, di desiderare di aiutarli a incanalare il loro potenziale interno e sostenerli nel processo di resilienza e responsabilità.

Cosa intendi con responsabilità?

La capacità di rispondere in modo funzionale alle richieste interne ed esterne, ma soprattutto è la possibilità di scegliere di creare il proprio futuro. Il problema più grande con molti ragazzi è la mancanza di scopo perché non hanno il senso del futuro. Il futuro viene percepito come una minaccia, non prevedibile e quando il futuro non è prevedibile non vi è motivazione. Il problema, spesso, siamo noi adulti che non vediamo i ragazzi per come sono, non percepiamo le loro qualità e sminuiamo i loro progetti perché pensiamo che siano delle sciocchezze.

Come è possibile superare tutto questo?

Attraverso la creazione di una relazione autentica.

Come si crea una relazione autentica?

Prima di tutto attraverso il dialogo. I ragazzi nei primi incontri sono sempre restii ad aprirsi, a parlare, ma in realtà hanno una grande voglia di raccontarsi, ma hanno anche il bisogno di trovare qualcuno disposto ad ascoltarli, veramente. E poi l’osservazione. Fermiamoci a guardarli: che musica ascoltano? Praticano sport? Quale? Come? Guardano film? Che luoghi frequentano? Noi adulti dobbiamo conoscere il loro mondo, cercare di immedesimarci, metterci nei loro panni, sentirli con il corpo e ascoltarli nella pelle. Infine, è necessario, che noi adulti siamo d’esempio, ci sforziamo di essere congrui con quello che diciamo, facciamo, sentiamo. Perché è solo con il nostro comportamento che possiamo dargli modelli di possibilità, forza e coraggio per affrontare le sfide della vita.

 

– Alessandra Perotta –