Adozione: aspetti legali e burocrati. Intervista a Francesca Perreca

Adottar-si: il cammino di una famiglia adottiva – 1° incontro del ciclo SI-CoNVERSA
15 Dicembre, 2019

Adozione: aspetti legali e burocrati. Intervista a Francesca Perreca

a cura di Alessandra Perotta 

 

Dopo il primo incontro Si-CoNVERSA dal titolo “Adottar-si – il cammino di una famiglia adottiva“, torniamo a parlare di adozioni con Francesca Perreca, Professional Councelor e insegnante di Biodanza, affrontando, in questa intervista, gli aspetti legali e burocratici legati all’adozione.

 

Francesca, quali sono le caratteristiche che deve avere una coppia per poter adottare un bambino?

Per prima cosa desidero sottolineare un aspetto importante: se la genitorialità biologica è un atto intimo, dove non vi è alcuna ingerenza da parte delle Istituzioni, la genitorialità adottiva è un atto formale e pubblico, che stabilisce la nascita di una nuova famiglia; i futuri genitori adottivi devono accettare di essere elementi di un ingranaggio al di fuori della propria sfera intima. Questo è un processo difficile dove l’intervento esterno è invece visto come un’intrusione continua.

Tornando alla domanda, attualmente la legge prevede che le coppie debbano essere sposate da almeno tre anni ma, qualora vi siano stati anni di convivenza pre-matrimoniale, vengono conteggiati come matrimonio de facto. I genitori adottivi devono avere un’età superiore ai 18 anni e non maggiore di 45 per uno dei due coniugi. La ratio della legge è quella di garantire al figlio adottato genitori idonei ad allevarlo e a seguirlo fino all’età adulta, in una condizione analoga a quella della genitorialità naturale.

 Quali sono le tappe che una coppia deve affrontare qualora desideri adottare un figlio attraverso la procedura internazionale?

Sette sono le tappe fondamentali che deve affrontare una coppia: la prima è la dichiarazione di disponibilità, la seconda è l’indagine che viene svolta da parte dei servizi territoriali a cui segue un decreto di idoneità. Poi inizia la ricerca del bambino attraverso un ente autorizzato CAI. La quinta tappa è l’incontro all’estero, il rientro in Italia e, infine, la conclusione.*

Quante sono le adozioni internazionali che vengono autorizzate in Italia in un anno?

Vi è stata una grande oscillazione nel corso degli ultimi anni: nel 2004 erano 3.402, si è raggiunto un picco nel 2010 con 4.130 e siamo arrivati a circa 1.800 nel 2014. Solo per fare un altro esempio: in Cile si è passati da 121 adozioni internazionali autorizzate nel 2015 a 41 nel 2017. In termini relativi si è passati dal 20% al 9,6% rispetto al totale dei minori dati in adozione in Cile. Il trend si è confermato anche nel 2018: il 90% delle adozioni nel paese sudamericano sono state nazionali e solo il 10% internazionali.

Come mai un calo così drastico nel corso degli ultimi anni?

I fattori sono molteplici: nel 2017 la Commissione CAI della Presidenza del Consiglio, incaricata di controllare gli enti che gestiscono le adozioni, è stata condannata per omessa vigilanza su una Onlus che aveva spacciato per orfani bambini che nella realtà non lo erano affatto, ma erano stati strappati con l’inganno, e pochi soldi, alle famiglie d’origine.

Vi è stata quindi una stretta e un aumento della trasparenza sulle adozioni internazionali, anche se la trasparenza non è spesso garantita neppure nelle adozioni provenienti da Congo, Etiopia e Cambogia. Un altro fattore è l’aumento delle fecondazioni assistite: le coppie che non riescono ad avere un figlio ricorrono sempre più alla pratica clinica che all’adozione.

Adottati e restituiti: un dato disarmante.

Si calcola che ogni mese vengano restituiti dieci bambini, che, magari, nel frattempo sono diventati adolescenti problematici.

Come è possibile che questo avvenga?

Prima di tutto perché la legge lo consente e poi torniamo da dove eravamo partiti con l’articolo della volta scorsa: i bisogni delle persone che si scontrano con la realtà. Il bambino reale che non è quello immaginato e le coppie che non si sentono in grado di sostenere il percorso genitoriale.

 

 

*Riportiamo di seguito, per chi fosse interessato, la normativa di riferimento:

– Legge n.467/1967 – si propone per la prima volta il modello di adozione pubblica, sottraendolo alla sfera dei privati che viene gestita dall’autorità pubblica (magistratura);

– Legge 183/1983 – si prevede l’”affidamento a rischio giuridico”, detta anche adozione nazionale;

– legge 149/2001 – accoglie le modifiche richieste in seguito alla legge di ratifica della Convenzione dell’Aja sulle adozioni internazionali (Legge n.149/1998)